Owen Garriott era un ingegnere elettronico statunitense, e divenne un astronauta della Nasa negli anni ’70. E’ diventato famoso per aver partecipato a una missione sulla prima stazione spaziale degli Usa, SkyLab, dove fece un record di permanenza (59 giorni), nel 1973. Ma è diventato famoso anche per uno scherzo clamoroso che fece nello spazio, proprio durante quella missione.
Lo scherzo fu preparato con cura prima di imbarcarsi sulla navetta spaziale. Garriott aveva chiesto alla moglie, Helen Mary Walker, di registrare alcune frasi rivolte al controllore di volo della missione, Robert Crippen, in servizio a Houston, e complice dello scherzo. Poi, di nascosto, portò in missione un registratore portatile con dentro quel nastro.
Il 10 settembre 1973, poco prima del check-in quotidiano con la Terra, Garriott disse via radio a Crippen: «Al prossimo collegamento radio (all’epoca non si poteva comunicare con lo SkyLab quando si trovava dall’altra parte della Terra) avrò qualcosa di speciale per te». Era il segnale convenuto per iniziarelo scherzo.

Venti minuti dopo, quando il collegamento radio fu di nuovo ripristinato, Crippen chiese, via radio:«Skylab, qui Houston. Mi sentite?». Dalla navetta in orbita, Garriott premette “play” sul registratore e lo avvicinò al microfono della radio. A Houston sentirono una voce femminile che rispose: «Buon pomeriggio, Houston. Qui Skylab».
Silenzio. Poi, dal Controllo Missione, Crippen domandò, seguendo il copione preparato in anticipo: «Chi sei?».
«Ciao, Robert. Sono Helen, la moglie di Owen».
Una lunga pausa. Crippen disse: «Cosa ci fai TU lassù?!».
«Oh, pensavo solo di portare qualcosa da mangiare ai ragazzi. È un pasto fresco e fatto in casa».
Mentre gli altri colleghi del Controllo Missione erano sbigottiti nell’ascoltare quella voce inaspettata dallo spazio, Helen si mise a descrivere gli incendi boschivi visti dallo spazio e la splendida alba. Poi disse: «Oh oh. Devo interrompere ora. Credo che i ragazzi stiano fluttuando qui verso il modulo di comando e non dovrei parlare con voi».
Garriott racconta che il Controllo Missione non sapeva spiegarsi l’accaduto. E che svelò solo dopo 20 anni come era riuscito a fare quello scherzo.
Quello di Garriott non è l’unico scherzo spaziale della Storia: nei miei libri “Il pollo di Marconi” e “Un salame nello spazio” ne racconto diversi altri, altrettanto clamorosi, fatti dalla Nasa e anche dall’agenzia spaziale europea (Esa).